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COVID–19 e attività per i minori

Da più di un anno la situazione Covid19 ha obbligato tutte le realtà che si occupano di minori a rivedere il proprio modo di operare, di rapportarsi, di organizzare i propri servizi. Ma non è così semplice riorganizzare tutto questo e soprattutto è necessario rivedere la propria organizzazione e i propri percorsi formativi. A monte è necessario:

  • conoscere le normative e le linee guida Nazionali e Regionali
  • riadattare il proprio progetto Pedagogico, le attività e più in generale la struttura organizzativa
  • richiedere nuove competenze pedagogiche e animative allo staff
  • strutturare in modo differente gli spazi fisici nei quali si svolgono le attività
  • attivare procedure di sicurezza per gli adulti e minori coinvolti

I riferimenti normativi Nazionali e Regionali

Purtroppo essendo in corso e in continua modifica l’attuale scenario epidemiologico ad oggi è necessario rifarsi a più documenti nazionali e regionali pubblicati la scorsa estate e durante l’anno. Ma perché bisogna far riferimento a quelli regionali? Ebbene si, siamo in Italia e quindi anche se il governo ha prodotto delle linee guida ogni regione può modificarle o integrarle e ovviamente tutto questo rende il nostro lavoro più complesso perché soggetto a contraddizioni e interpretazioni. Ad oggi potete utilizzare i seguenti riferimenti:

  • rif. Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID 19 – Dip. Politiche e Famiglia – 17/05/2020
  • rif. allegato VIII rif. Linee guida per la gestione in sicurezza di opportunità organizzate di socialità e gioco per bambini e adolescenti nella fase 2 dell’emergenza COVID – Dip. Politiche e Famiglia con aggiornamento al 3 dicembre 2020 e successivo aggiornamento 15 gennaio 2021
  • rif. Normativa specifica regione Piemonte – delibera 29-05-2020,n. 26-1436 e d.g.r n.6-1532 del 19-06-2020
  • rif. e regione Liguria, Toscana, Emilia Romagna
  • rif. linee guida sicurezza lavoratori RISCHIO BIOLOGICO PREVENZIONE COVID in materia di sicurezza sul lavoro

In sintesi cosa richiedono la normativa e le linee guida?
L’applicazione delle misure generali di prevenzione e diffusione del COVID-19, il monitoraggio costante dello stato di salute del personale e dei minori partecipanti al soggiorno, la formazione ad hoc e l’utilizzo da parte di tutti gli operatori dei DPI previsti, la disponibilità di soluzioni idroalcoliche per l’igiene delle mani in tutti i locali/aree (servizi igienici,  area mensa/refettorio, area accoglienza e triage, spazi per attività, etc.), la creazione e diffusione del materiale informativo per gli operatori e i partecipanti alle attività, e il contatto con la famiglia in presenza di minori con sintomatologia riconducibile a Covid-19 seguendo le procedure previste dagli enti sanitari.

In tutto questo, è necessario anche preparare un progetto di attività CovidFree che deve tenere conto dei seguenti elementi:

  • Preparazione di giochi e attività compatibili con le normative Covid-19
  • Preparazione del Progetto Pedagogico previsto dalle scorse normative
  • Studio sull’utilizzo degli spazi e dell’organizzazione secondo le linee guida
  • Formazione del personale educativo: animatori, coordinatori, responsabili, volontari, etc.. tutti gli adulti che avranno contatto con i bambini
  • Giochi e attività per integrazione ragazzi speciali

Quali sono i contenuti del Progetto richiesto dalle linee guida?
Il ministero ha previsto prima dello svolgimento delle attività la redazione di un documento che alcune regioni prevedono di consegnare all’ ASL o ATS di competenza mentre altre no. Il documento deve contenere:

  • DESCRIZIONE (località, location, spazi aperti e chiusi), tipo di utenza prevista per età, provenienza, etc…
  • ORGANIZZAZIONE ORARI (apertura, chiusura)
  • NUMERO UTENTI (numero totale, divisione in gruppi-bolle, secondo normativa, rapporto spazi e distanziamenti)
  • AMBIENTI E SPAZI (descrivere gli ambienti e le loro funzioni, passaggi esclusivi per non incrociare i gruppi, etc…)
  • PROGRAMMAZIONE (orari e descrizione di come è organizzata l’attività)
  • PERSONALE IMPIEGATO (elenco e ruoli, rapporti, altre figure)
  • MINORI DISABILI (procedure gestione, attività specifiche)
  • PERSONALE E ASPETTI SANITARI (certificazioni, formazione, dpi, etc..)
  • MINORI ASPETTI SANITARI ACCOGLIENZA (primo accesso e controlli, controllo quotidiano, zona triage, zona isolamento sintomi, etc…)
  • MANUTENZIONE SPAZI, ARREDI, ATTREZZATURE (igienizzazione e sanificazione)
  • CONTROLLO CONDIZIONI DI SALUTE DURANTE LA GIORNATA (chi lo fa, come lo fa, modulistica, etc..)
  • CONSUMO PASTI (come)

Il rapporto con i tutori dei minori e la comunicazione.

É di vostra competenza stringere un patto di collaborazione con le famiglie per garantire la massima sicurezza. É di fondamentale importanza redare un PATTO DI CORRESPONSABILITA’ nel quale specificare l’impegno della vostra organizzazione e quello delle famiglie nel prevenire la diffusione del Covid-19, inoltre vanno indicate le procedure a carico dell’organizzazione e a carico dei genitori. Altrettanto importante è creare cartellonistica, manuali, video e momenti formativi per spiegare alle famiglie e ai bambini come mettere in atto atteggiamenti preventivi.

La modulistica di supporto.

Per poter applicare le procedure e dimostrare le attenzioni della vostra organizzazione è di fondamentale importanza sviluppare un’apposita modulistica di supporto: accoglienza minori, patto di corresponsabilità, area triage, monitoraggio quotidiano, ritiro anticipato causa sintomi, etc….

Ricordatevi che chi organizza l’attività è responsabile penalmente dell’applicazione delle misure di protezione, inoltre avete l’obbligo, come per qualsiasi altro aspetto legato alla sicurezza, di monitorare collaboratori o fornitori dei servizi come ad esempio esperti o chi gestisce le pulizie, la ristorazione, i trasporti, etc…

Per maggiori informazioni visitate la nostra sezione FORMAZIONE, scaricate la nostra BROCHURE e CONTATTATECI per una consulenza 




LE RESPONSABILITÀ dell’animatore e dell’animatrice: BAMBINI A RISCHIO

La vita nei centri estivi e nei soggiorni di vacanza porta a costruire, tra animato e animatore, relazioni di prossimità molto intense che possono portare all’osservazione di situazioni anomale e inquietanti che si individuano dalle parole e dai comportamenti dei minori.

In caso di confidenze o segnali cosa fare? Segnalare la situazione al coordinatore o al responsabile di struttura e continuare a relazionarsi in modo naturale con il bambino o il ragazzo. Sarà compito dei responsabili decidere come agire e dare indicazioni all’animatore su come comportarsi.

Prima di tutto è necessario fare una distinzione tra bambini a rischio e bambini in pericolo. Nel primo caso è considerato un minore a rischio il bambino che vive condizioni di esistenza che possono comprometterne la salute, la sicurezza, la moralità, l’educazione, lo sviluppo fisico e psicofisico, la socialità, l’affettività, ma importante non è stato maltrattato fisicamente. Un esempio di rischio è osservare contenuti pornografici o assistere ad atti di violenza in tv e su internet. Nel secondo caso, il bambino vive una vera e propria situazione di pericolo perché vittima di violenze fisiche, psicologiche, abusi sessuali.

I SEGNALI DEL RISCHIO E DEL PERICOLO

L’animatore davanti a questi due aspetti deve essere attento e vigile, riportando ai propri responsabili ogni segnale di malessere. I segnali possono essere molti e differenti come ad esempio segni di ferite sospette sul corpo, comportamenti “anomali”, eccessiva aggressività o chiusura, etc… . Un bambino vittima di maltrattamenti può essere eccessivamente aggressivo o silenzioso, potrebbe non voler far parte del gruppo, mostrarsi spesso triste o con paure notturne, evitare lo sguardo diretto dell’interlocutore oppure essere eccessivamente affettuoso con i compagni ma con modalità aggressive, insistenti o infantili. Anche l’esibizionismo come la mancanza di rispetto verso gli altri sono chiari esempi che potrebbero presupporre una situazione di disagio che meriterebbe un’attenzione e una valutazione più accurata.

ATTENZIONE

alcuni di questi segni non sono indicativi di maltrattamenti ma è l’insieme che deve mettere in allarme. Ricordiamo che l’animatore non deve “diagnosticare”, ne tanto meno intervenire, ma osservare e comunicare al responsabile o al coordinatore la situazione.




ANIMAZIONE: Programmare attività per i bambini e bambine 6-10 anni [Focus 7-8 anni]

Continua la rubrica con le schede pedagogiche per preparare le attività di animazione rivolte ai bambini e ragazzi.  La scorza uscita ci siamo concentrati sulla fascia 6 anni ( ANIMAZIONE: Programmare attività per i bambini e bambine 6-10 anni [Focus 6 anni] ), oggi invece, ci concentriamo su quella 7-8 anni.

L’obbiettivo è di darvi gli strumenti per una programmazione efficace dell’animazione che risponda ai bisogni delle diverse fasce d’età tenendo conto dello sviluppo fisico, affettivo-emotivo, sociale, cognitivo. L’attenzione alle esigenze delle diverse fasce d’età è fondamentale per strutturare:

  • Ambienti di animazione
  • Le modalità di comunicazione (linguaggi)
  • Le attenzioni educative dell’animatore e la sicurezza
  • Le diverse tipologie di attività

In questa fascia di età l’animatore svolge un ruolo importante:

  • aiuta l’organizzazione del gruppo e media le relazioni
  • rassicura e tranquillizza
  • mette dei limiti e detta le regole dei giochi e alla vita del soggiorno
  • equilibra le attività individuali con quelle collettive
  • da la possibilità ai bambini di costruire i propri spazi e le proprie attività
  • incoraggia i bambini a responsabilizzarsi nelle proprie azioni

FOCUS

7 – 8 ANNI

LO SVILUPPO FISICO

  • rispetto ai 6 anni è più forte ma non ancora a sufficienza
  • ha bisogno di mettersi in gioco nelle attività fisiche ma non conosce ancora il proprio corpo
  • per recuperare energie utilizza il riposo e il sonno

LO SVILUPPO INTELLETTIVO

  • ha incominciato ad andare a scuola
  • percepisce ed elabora in modo nuovo e con maggiore competenza
  • ha una maggiore capacità di attenzione
  • sono gli anni delle “collezioni”
  • si sviluppano tutte le intelligenze e spiccano le predominanti (l’animatore deve coglierle e valorizzarle)

LO SVILUPPO AFFETTIVO E SOCIALE

  • inizia a sviluppare il senso di solidarietà
  • ama stare con gli altri e partecipa a giochi con regole
  • cerca ed apprezza la competizione
  • ha ancora bisogno di attenzione e consolazione in caso di problemi

Attività preferite

  • ogni gioco assume importanza nelle regole
  • attività fisiche all’aria aperta
  • giochi di imitazione
  • grandi costruzioni
  • attività elaborate espressive e creative
  • attività creative per la realizzazione pratica




ANIMATORE E ANIMATRICE EDUCATIVA – Punire o sanzionare?

Sanzionare non vuol dire né giudicare né punire ma distinguere l’errore dall’atto intenzionale.

Sanzionare rappresenta un punto di ripristino,
una “seconda opportunità” che permette di capire le regole e non fraintenderle.

Luciano Guazzi

Tra i compiti degli animatori c’è quello di educare accompagnando i ragazzi nella crescita. Una delle modalità più comuni è quella di utilizzare delle regole: a volte esplicite, ovvero dichiarate ai bambini all’inizio di un’attività ad esempio non dire le parolacce, a volte sottintese come quelle del rispetto reciproco. Ogni esperienza comunitaria, di vita con gli altri, implica delle regole comuni.

Le regole devono necessariamente essere dette, motivate, condivise e quando possibile co-costruite, verificando che tutti i bambini e i ragazzi le abbiano comprese bene. Solitamente le regole principali vanno spiegate prima della scelta di partecipare al soggiorno, al centro estivo, alle attività e ribadite all’arrivo e durante lo svolgimento.

Le regole non devono essere fini a sé stesse.

Ogni regola deve:

  • essere chiara e comprensibile a tutti
  • giusta (non deve nascere solo dai bisogni personali degli animatori)
  • non deve rappresentare solo una questione di controllo
  • contenere divieti, diritti e doveri
  • rispettare le condizioni di sicurezza
  • essere coerente con i valori

Alcune regole come il rispetto verso gli altri o quelle legate alla sorveglianza e controllo non sono negoziabili. Altre hanno un carattere pedagogico come la puntualità, l’ordine, etc… e possono nascere da un confronto con i nostri ragazzi.

DUE REAZIONI DA EVITARE
  • non fare niente quando viene trasgredita una regola
  • punire in modo eccessivo senza distinguere le emozioni proprie dal fatto compiuto
  • tutte le sanzioni devono essere comprese bene dal bambino e dal ragazzo e devono:
      • essere integrate in un percorso di educazione alle emozioni
      • essere proporzionate all’atto compiuto
      • rispettare la dignità del bambino ed essere giuste
      • permettere di riparare le conseguenze del suo atto in relazione all’altro stesso

Le regole sono fondamentali per poter garantire una vita comunitaria che rispetti la libertà di ognuno ed è proprio su questo principio che si devono fondare. La responsabilità di deciderle e trasmetterle appartiene agli animatori, ma perché siano efficaci devono nascere insieme ai ragazzi ed essere condivise.

Cosa succede quando una di queste regole viene infranta? La sanzione educativa.
Come si comportano gli adulti di riferimento? Cosa si chiede a chi ha infranto la regola?

Purtroppo ereditiamo dai nostri genitori e dalla società un sistema educativo con caratteristiche punitive: ” hai sbagliato e adesso paghi“, quando una regola è infranta, il sistema ritiene che l’unico modo per far capire l’errore sia punendo. Ma esistono altri modi?

Parliamo di sanzione educativa. Quando un bambino commette un errore a noi interessa che comprenda di aver sbagliato permettendogli di crescere.
L’obiettivo è mettere in evidenza il positivo, non solo il negativo: è l’insieme dei due che permette di costruire il percorso di cambiamento e di consapevolezza. Il positivo sarà la nostra capacità di confronto con l’errore commesso e con l’analisi da fare insieme al bambino o al ragazzo. Il negativo sarà la presa di coscienza dell’azione errata. Unire gli elementi positivi e negativi vuol dire dare l’opportunità ad un bambino o ad un ragazzo di comprendere che si può rimediare, che si può non ripetere l’errore, che si può aver superato la fase di non comprensione di un’azione da non fare.

Pensiamo agli elementi dell’educare, devono essere presenti nella sanzione soprattutto nel momento in cui devo far rispettare delle regole, ma nel momento in cui mi ritrovo a dover sgridare un bambino, come devo agire?
Sanzionare non vuol dire analizzare la problematica con il bambino/ragazzo ma metterlo nella condizione di comprendere l’errore per non ripeterlo. Per anticipare l’errore tutto lo staff educativo deve riuscire a trasmettere REGOLE CHIARE e COMPRENSIBILI a tutti e mettere i bambini nelle condizioni di poterle applicare.

FOCUS

E’ troppo facile accusare un bambino di un errore e usare l’autorità dell’adulto per punirlo. Bisogna prima chiedersi se come adulti, siamo stati in grado di spiegare in modo chiaro e comprensibile le regole, i divieti e i doveri . Solo dopo aver fatto questa riflessione, possiamo porci come adulti autorevoli, e non autoritari, ed essere pronti a valutare una sanzione per il bambino che ha commesso la trasgressione.

Sanzionare non è un atto che va da solo è un’azione riflessiva che richiede di essere GIUSTI e di sviluppare una strategia pedagogica che permetta al ragazzo di crescere.

QUANDO L’ANIMATORE SANZIONA NON DEVE
  • umiliare i bambini/ragazzi
  • farsi trasportare dalle proprie emozioni
  • urlare e perdere la calma
  • minacciare una sanzione senza mai applicarla
  • abusare del suo potere
  • privare di cibo, di momenti comuni
QUANDO L’ANIMATORE SANZIONA DEVE
  • ascoltare realmente e in maniera empatica
  • osservare sé stesso
  • svolgere la funzione di mediatore se sono implicate altre persone
  • essere giusto
  • adattarsi alla situazione e al bambino/ragazzo
  • essere chiaro, spiegare bene le decisioni e condividerle con i bambini e i ragazzi
  • costruire insieme il percorso riparativo
  • essere propositivo, negoziare, consigliare
  • confrontarsi con il responsabile e il coordinatore



GIOCHI: I PICCOLI GIOCHI E LE ATTIVITÀ LABORATORIALI

È importante ricordare che il gioco è la modalità spontanea e naturale che il bambino utilizza per apprendere e crescere coinvolgendo tutti gli aspetti della sua personalità da quelli fisici e quelli psico-fisici. Attraverso il gioco i bambini e i ragazzi costruiscono la propria identità e le proprie competenze. Allo stesso modo le attività laboratoriali gli permettono di sperimentare ed apprendere.

Decidere il gioco e l’attività migliore

Solitamente un piccolo gioco o un’attività non possono durare più di 50 minuti massimo un’ora. Come per i grandi giochi é importante tenere in considerazione uno sfondo integratorio e le regole organizzative di base che permettono di rendere tutto più coinvolgente e motivante. Alcune regole da tenere in considerazione per la buona riuscita di un gioco o in generale di un’attività sono:

  • presentare un’attività facile da realizzare
  • partecipare, come adulto, all’attività proposta
  • farla nascere dagli interessi e dalle attitudini dell’animatore tenendo conto anche di quelle dei bambini e dei ragazzi
  • esplicitare le regole in modo chiaro e semplice
  • utilizzare linguaggi vicini all’età e ai gusti dei ragazzi che la svolgeranno

I laboratori

Ogni laboratorio coinvolge tutti gli aspetti della persona, intellettivo, fisico e creativo, e dev’essere visto come spazio di crescita a tutti gli effetti. Altri aspetti importanti sono la cooperazione, l’apprendimento e la condivisione. All’interno di un laboratorio la figura dell’animatore è fondamentale per mediare i processi e programmare l’attività finalizzandola. Affinché i bambini siano coinvolti e l’attività risulti efficace deve essere proposta con entusiasmo da chi la conduce. Per questo motivo:

  • nell’equipe confrontatevi sugli interessi degli animatori e ognuno prepari l’attività per cui è più portato
  • tenetevi aggiornati sulle attività preferite dai bambini e dai ragazzi utilizzando i linguaggi che conoscono: art attack, cortometraggi, montaggi foto e video, musica, sport, etc. con i cellulari, web radio, etc.
  • adattate il laboratorio all’età, alla durata, al numero di partecipanti e al tipo di partecipanti
  • predisporre gli ambienti e provare il laboratorio prima di proporlo

L’animatore e l’animatrice educativi nel laboratorio

Gli animatori sono coloro che rendono vincente un’attività e lo fanno proponendola in modo accattivante, utilizzando magari una scenetta o raccontando che l’oggetto che si prestano a realizzare è qualcosa di unico.

Quando si svolge un’attività di questo tipo è necessario che l’animatore sappia realizzare l’oggetto in questione e spiegare i vari passaggi ai bambini e ragazzi. Non deve mai sostituirsi ai ragazzi, loro sono protagonisti e gli animatori devono stargli accanto stimolandoli, aiutandoli, incitandoli e confortandoli quando si scoraggiano. Se alla fine del laboratorio si sentiranno appagati per il lavoro svolto, allora anche gli animatori si sentiranno soddisfatti.

FOCUS

LABORATORIO EFFICACE
  • conoscere bene l’argomento (utile è fare delle prove prima di proporlo ai ragazzi)
  • verificare le condizioni di sicurezza (pensare all’età e alle abilità dei ragazzi)
  • predisporre i materiali necessari prima dell’inizio dell’attività
  • fare un sopralluogo per studiare lo spazio nel quale si svolgerà il laboratorio
  • contestualizzarlo con una presentazione efficace



LE RIUNIONI ….che noia!!

Riunioni di programmazione, di equipe, di verifica, di controllo, tavoli di lavoro… Quante riunioni abbiamo fatto come animatori e animatrici e quante dovremo ancora farne? Ma servono veramente oppure sono una perdita di tempo?

In questa mini guida vogliamo svelarvi il senso delle riunioni e darvi qualche indicazione pratica per renderle utili. Iniziamo col dire che le riunioni sono fondamentali nel settore dell’animazione educativa anche se la maggior parte delle volte finiscono per essere annullate, diventano dei salotti di chiacchiere, generano conflitti … e alla fine abbiamo l’impressione di aver perso solo del tempo.

Il tema delle riunioni “è vecchio” come l’animazione stessa, in questo periodo di Covid, di confinamenti è ritornata alla ribalta perché unica alternativa al fare sul campo caratteristico degli animatori e probabilmente ci siamo chiesti tante volte: “che senso ha riunirsi se poi non abbiamo nessuna attività da fare con i ragazzi?”
Per comprendere il loro significato provo a rispondere a due domande fondamentali: quando sono necessarie le riunioni? In che modo vanno gestite perché possano essere efficaci?

A COSA SERVE UNA RIUNIONE?

  1. Costruire insieme. Le riunioni sono “il cantiere”, lo spazio nel quale tutti mettono a disposizione le proprie competenze e incrociano in modo creativo le idee per definire i progetti, le linee guida, gli obbiettivi comuni.
  2. L’energia del gruppo di lavoro. Chi gestisce l’organizzazione ha il compito di tenere insieme il gruppo, di “incanalare” le energie verso una direzione e allo stesso tempo di “dirigere l’orchestra”, fare una riunione permette di dare a tutti lo stesso livello di informazioni e aiuta a comprendere il filo logico che sta dietro le scelte (quello che stiamo facendo e perché lo stiamo facendo). Incontrarsi in una riunione permette a chi dà le informazioni di capire come il gruppo le recepisce e nel caso modificarle, comunicandole in modo differente.
  3. Aumentare la coesione. Permette a tutti di vedersi, di capirsi, di spiegarsi, ognuno trova il suo posto, il suo spazio sia sul piano operativo (chi fa cosa e come lo fa) che sul piano psicologico (chi è positivo, chi è creativo, chi coinvolge, chi sta dietro alle quinte, etc….)
  4. Riflettere insieme per preparare l’azione. Al di là di “chi fa cosa” pensando all’organizzazione è di fondamentale importanza condividere i dubbi, le proprie idee prima di preparare l’azione, questo per avere sempre “una bussola” che ci indica gli intenti di fondo e i valori che guidano l’organizzazione. La riunione può dare spazio a tutto questo: hanno capito tutti il senso dell’azione? Quali risposte vengono date ai problemi che si possono presentare nell’attività?
    Il contributo di tutti permette di dare le risposte necessarie al costruire insieme.
  5. Valorizzare il lavoro di tutti.
    Secondo l’analisi transazionale tutti abbiamo bisogno di riconoscenza, lavorare insieme, condividere, esprimersi davanti a tutti, permette di sentirsi valorizzati.

FOCUS

COME ORGANIZZARE E VALUTARE UNA RIUNIONE

Alcuni criteri importanti rispetto all’oggetto della riunione.
LA SCALETTA
Preparare il giorno precedente o qualche ora prima i contenuti, eventualmente confrontandosi con i collaboratori e i partecipanti.
COME LA CONDUCO?
Fare avere gli appunti o le indicazioni prima di vedersi in modo che tutti siano preparati.
Quali tecniche utilizzo? Slide, video, lavagna per scrivere, lim, disposizione sedie e tavoli, etc… .
IL LUOGO
L’ambiente influenza la predisposizione al dialogo e la partecipazione: luce, temperatura, odori, colori, un luogo formale o più informale
I PARTECIPANTI

Sono le persone giuste? Sono troppi? Chi manca?
LA DURATA
É abbastanza breve per dare un ritmo e una dinamicità? É abbastanza lunga per dare tempo a tutti di riflettere? Comunicare con precisione l’orario di inizio e di fine ed essere coerenti !!
IL MOMENTO GIUSTO
É quello giusto? Sono tutti in grado di essere attenti, concentrati? Hanno tutti le energie per poter partecipare in modo attivo?
L’OBIETTIVO
É chiaro e realizzabile? Se è più di uno sono troppi?
L’ANIMAZIONE
Le attività proposte sono funzionali? In cosa mancano? Come possono essere modificate?
LA FREQUENZA
Troppe volte? Troppe poche riunioni?
CONCLUSIONE
Prima del termine trarre le conclusioni delle cose dette, lasciare i compiti ai partecipanti, condividere le prossime date per gli incontri.




RESPONSABILITÁ: LA SORVEGLIANZA

“Il mestiere dell’animatore e dell’animatrice

è garantire la sicurezza dei minori”

Luciano Guazzi

Quando svolgiamo un’attività con i minori l’obiettivo prioritario deve sempre essere quello della protezione: fisica, sanitaria ed educativa.
Prima di pensare a quali attività svolgere dobbiamo essere sicuri che ai bambini e ai ragazzi “non succeda nulla”, non si facciano, non stiano e non si sentano male.
Ovviamente è necessario un grado di equilibrio tra l’eccessiva protezione “allora non gli faccio fare niente così non si fanno male” e l’assenza di protezione “fate quello che volete ma non disturbatemi che sono al telefono“, ma questo tema lo affronteremo nello specifico nella prossima uscita: equilibrio tra rischi ammissibili e inammissibili.
La sorveglianza da parte degli adulti, a prescindere dal ruolo che si riveste, è lo strumento principale che l’animatore e l’animatrice hanno a disposizione, in caso un bambino si faccia male, per verificare la responsabilità dell’organizzazione, dell’azione dei singoli animatori e dell’equipe.

Sorvegliare costantemente per garantire la sicurezza diventa l’imperativo!

L’equipe e il singolo animatore possono scegliere di assumersi dei rischi ma valutano attentamente e prevedono le condizioni di rischio potenziale, ricordando sempre che la regola principale è il buon senso.

È necessario tenere presente le diverse età dei partecipanti e quindi predisporre differenti modalità di controllo:

CON I MINORI DI 10 ANNI

Sorveglianza costante: i bambini non possono rimanere da soli, un animatore deve averli tutto il giorno sotto controllo prestando attenzione ad ogni particolare, ad ogni comportamento, all’ambiente che li circonda, alla presenza di estranei, etc… l’animatore deve anticipare il pericolo!!!

Sorveglianza attiva: l’animatore è pronto ad intervenire se il bambino compie un gesto pericoloso (tira un oggetto, si arrampica su un balcone, si sporge da una finestra, attraversa una strada, ha in mano oggetti taglienti, etc.) ed è pronto a ristabilire l’ordine proteggendo gli altri bambini.

CON RAGAZZI DI 11-13 ANNI

Si ipotizza che a quest’età i ragazzi abbiano acquisito un senso sufficiente del pericolo per rimanere liberi dalla sorveglianza in senso stretto. I ragazzi possono gestire in autonomia l’attività ludica normale, per un tempo limitato, ma sempre in presenza di un adulto. Siccome il concetto di senso del pericolo o normalità sono relative, non è semplice capire e quantificare il pericolo, oltre al fatto che la capacità di discernimento è soggettiva. Quindi meglio utilizzare sempre il criterio della prudenza e del prevenire.

 CON I RAGAZZI 14-17 anni

Sono in grado di discernere i pericoli fisici e quindi non hanno bisogno di sorveglianza continua e di prossimità, a meno che l’attività o la situazione comporta dei rischi sia fisici che educativi. In questo caso i ragazzi devono ricevere le raccomandazioni di sicurezza necessarie. Con gli adolescenti è molto utile spiegare il pericolo e verificare che sia stato ben compreso dalla totalità dei ragazzi. Se è vero che essendo grandi si riducono alcuni tipi di rischi, d’altra parte ne esistono altri ugualmente rischiosi ad esempio legati all’utilizzo di sostanze alcoliche, droghe, sesso, fumo, etc… che richiedono ugualmente attenzione e prevenzione.

FOCUS

SORVEGLIANZA

La sorveglianza rappresenta il controllo che abbiamo sui bambini e ragazzi per evitare di esporli a rischi prevedibili perché non hanno ancora autonomia, quindi è necessario valutare nelle scelte delle attività almeno tre fattori:

  • ETA’ DEI RAGAZZI
  • SVILUPPO FISICO, INTELLETTIVO e MORALE
  • CAPACITA’ DI DISCERNIMENTO

L’obiettivo è di evitare i rischi anticipandoli, prevedendo i rimedi, comprendendo e definendo procedure, verificando l’operato. Per capire quanto deve essere alto il livello di sorveglianza è importante valutare la capacità di discernimento ovvero la capacità del minore di agire ragionevolmente, valutare la situazione e agire di conseguenza. La capacità di discernimento varia in funzione dell’età e quindi della maturità e dell’esperienza, in relazione all’attività che deve essere svolta e dello stato mentale ed emotivo.

Attenzione… l’età non è sempre un elemento discriminante. L’esempio tipico sono i rischi legati ad un gruppo di adolescenti, nonostante l’età possono esserci rischi legati al sesso, la droga, l’alcool, la violenza, etc…




ANIMAZIONE: Programmare attività per i bambini e bambine 6-10 anni [Focus 6 anni]

Con questa rubrica proponiamo una serie di schede pedagogiche per preparare le attività di animazione rivolte ai bambini e ragazzi.

Per creare le attività e rendere efficaci il Progetto Pedagogico e di Animazione, l’animatore e l’animatrice devono conoscere con precisione i bisogni e le caratteristiche di tutte le fasce d’età in relazione allo sviluppo fisico, affettivo-emotivo, sociale, cognitivo.

L’attenzione alle esigenze delle diverse fasce d’età è fondamentale per creare un ambiente che rispetti i bambini e i ragazzi.

Sviluppare i ritmi e i tempi del centro estivo e del soggiorno, le attività, i giochi, i modi di comunicare in relazione alle diverse fasce d’età e ai loro bisogni è la chiave per conquistare i ragazzi infondendo in loro un profondo senso di rispetto e rendendo efficace l’azione dell’equipe.

La programmazione differenziata è un grosso impegno sia organizzativo che educativo, consiste nel diversificare le attività e creare tanti “piccoli progetti educativi” mirati, dando importanza alle esigenze e alla crescita di ogni partecipante.

Per una progettazione efficace è importante differenziare le attività in cinque fasce differenti: 6 anni, 7-8 anni, 9-10 anni, 11-13 anni, 14-17 anni.

Tutte le attività, l’organizzazione, la strutturazione del tempo, devono rispettare i bisogni di ogni specifica fascia d’età tenendo conto delle regole di sicurezza fisica, educativa e sanitaria.

Lo studio pedagogico del bambino e del ragazzo in ambito animativo-educativo tiene conto di tre aree principali:

  • AREA dello sviluppo fisico
  • AREA dello sviluppo affettivo e sociale
  • AREA dello sviluppo intellettivo

Questo tipo di studio permette di strutturare:

  • Gli ambienti di animazione
  • Le modalità di comunicazione (linguaggi)
  • Le attenzioni educative dell’animatore
  • Le diverse tipologie di attività

I bambini e le bambine 6-10 sono i “mostriciattoli” del centro: sono i primi che la sera crollano dal sonno e sono i più esigenti sia emotivamente che fisicamente. Amano l’ambiente fantastico, è importante creare per loro spazi temporali dedicati (es. riposo pomeridiano, serate più brevi, etc…) e spazi fisici (sala del riposo, spazio ludico specifico, ecc…) il tutto condito di tanta allegria e moltissime attenzioni alla sicurezza.

I bambini e le bambine 9-10 si sentono più grandicelli dei mostriciattoli, ma hanno lo stesso una gran voglia di giocare! Con loro si incomincia a sviluppare un progetto di autonomia più strutturato e allo stesso tempo amano le storie, i personaggi o i giochi avventurosi.

#giochiamo

Il gioco è il linguaggio naturale dell’essere umano prima di tutto del bambino! Più che un hobby è spontaneità di espressione e il modo che ha di catturare il mondo che lo circonda, per sperimentarsi, per apprendere.

#scopriamo

Tra i 6 e i 10 anni, il bambino ha un forte desiderio di imparare e scoprire. Curiosi di tutto, cercano di capire “perché” e “come funziona”, è importante saper dare le risposte giuste o, ancora meglio, aiutarli a cercare la soluzione.

#sperimentiamo

Per capire le cose e affrontare la realtà, il bambino ha bisogno di manipolare e produrre, di sporcarsi le mani! Sotto i 10 anni il bambino non è autonomo, ha bisogno di sentire la rassicurante presenza degli adulti ma ha anche bisogno di compiti su misura, l’adulto deve aiutare a strutturare l’ambiente intorno a lui.

#instancabili

Hanno una grande voglia di fare senza fermarsi!! Sono infaticabili ma non ancora consapevoli dei propri limiti e hanno anche bisogno di molto riposo. L’adulto deve programmare e equilibrare i ritmi della vita del centro o del soggiorno, del gioco e delle attività con i momenti di risposo.

#tuttinsieme

Voglia di socializzare con i pari, con i più grandi, con gli adulti. Amano i grandi giochi di gruppo, scoprono che ci sono delle regole per vivere bene insieme, iniziano a comprendere che tutti hanno delle opinioni e bisogna tenerne conto: è importante chiedergli “cosa ne pensano”… diventano capaci di dare consigli, ascoltare gli altri e dare il proprio contributo.

#valorialità

Il bambino diventa molto sensibile e attento alle nozioni di giustizia, di equità e di parola… Sono critici verso chi vuole imbrogliare, ci tengono alle promesse, odiano le menzogne, i pregiudizi e le sentenze. Scoprono sentimenti come la solidarietà e la compassione.

#tecnologici

Nativi digitali con Internet e cellulari, sono abituati ad avere accesso a tutto in una volta, cliccano le App, incominciano a comunicare con WhatasApp e conoscono Tik-Tok; tutto rapido ma a volte in modo superficiale.

#fantastichiamo

Il bambino ama “fingere” e raccontare grandi storie; sono principesse, super eroi, veterinari o cantanti.

FOCUS

ATTENZIONI DELL’ANIMATORE e DELL’ANIMATRICE: I 6 ANNI

  • Programmare e gestire l’attività sui bisogni dei bambini
  • Utilizzare un linguaggio semplice e comprensibile
  • Sorvegliare sempre e continuamente i bambini
  • Variare sovente le attività in particolare nei centri estivi e nei soggiorni di vacanza: suddividere la programmazione del mattino e del pomeriggio in due parti (prima parte 1,5 h. pausa poi seconda parte 1,5 h.)
  • Organizzare l’ambiente intorno alle loro esigenze
  • Rassicurare, tranquillizzare e porre dei limiti
  • A quest’età gli animatori rappresentano un papà o una mamma, devono quindi essere in grado di equilibrare l’amorevolezza e la dolcezza con l’autorevolezza, bisogna essere coerenti tra le parole e i gesti.
  • La presenza e l’essere un punto di riferimento sono fondamentali per tranquillizzare il  bambino e la famiglia durante l’esperienza

LO SVILUPPO FISICO

  • Fino ai 6 anni sono gli anni dello sviluppo fisico e delle abilità
  • Prende consapevolezza delle sue diverse parti del corpo
  • Importante è il rispetto dei ritmi perché si stanca velocemente
  • Fondamentale è l’equilibrio tra riposo, pasti, giochi e tempo libero

LO SVILUPPO AFFETTIVO E SOCIALE

  • Parole chiave sono amorevolezza e dolcezza
  • A livello emotivo è molto sensibile
  • Incomincia a distinguere il “bene” dal “male”
  •  attento alla presenza dell’adulto: lo aiuta, lo imita, lo ascolta, lo osserva e lo studia
  • Ha bisogno di essere incoraggiato, aiutato, stimolato
  • Sviluppa il senso della giustizia ed è attento
  • Non è autonomo nella sicurezza, non vede i pericoli (non ha capacità di discernimento) 

LO SVILUPPO INTELLETTIVO

  • Il tempo di concentrazione e di attenzione è limitato
  • Apprende per imitazione
  • Il mondo intorno a lui è una scoperta e allo stesso tempo è enorme
  • Ha bisogno di essere ascoltato e in generale di comunicare
  • Il mondo lo costruisce in equilibrio tra fantasia, creatività e realtà
  • Scopre il mondo che lo circonda utilizzando i sensi e sperimentando



SCHEDA TECNICA: IL GIOCO DI CONOSCENZA

Il gioco di conoscenza è il primo vero contatto tra il gruppo di bambini ed il suo referente adulto. In un centro estivo o in un soggiorno di vacanza, attraverso il gioco di conoscenza, ci presentiamo come animatori ai ragazzi, iniziamo il processo di conoscenza dei ragazzi e offriamo un metodo e del tempo perché i ragazzi possano iniziare a conoscersi fra di loro.

Molto spesso questo tempo non è neanche tantissimo ed è anche per questo motivo che giocare e conoscersi per la prima volta con un nuovo gruppo di bambini e ragazzi riserva emozioni sempre uniche e speciali e deve essere gestito con un elevatissimo carico di energia positiva e tanta, tantissima curiosità!

Analizziamo i termini: GIOCO DI CONOSCENZA

  • GIOCO: siamo gli animatori e dobbiamo subito entrare in contatto con il nostro gruppo di bambini. Il termine gioco ci aiuta a comprendere subito l’approccio che dobbiamo avere per questa prima attività di contatto.
  • CONOSCENZA: l’obiettivo è iniziare a conoscere il gruppo, farsi conoscere come loro animatore e referente, far conoscere i bambini tra di loro imparando i nomi di ciascuno.

Dobbiamo organizzare giochi, ma dobbiamo saperlo fare con una finalità ben precisa che ci porta a selezionare una tipologia d’attività specifica, una situazione ambientale, temporale e comportamentale adeguata, oltre ad una pazienza, ad una dolcezza ed un carisma che dovremo mostrare ancora più forti che in qualsiasi altro momento. 

SITUAZIONE AMBIENTALEFare un’attività di movimento limitata in uno spazio ben definito e comunque ristretto.Fare un’attività da seduti in cerchio per permettere un’unione e conoscenza anche e soprattutto  visiva.

SITUAZIONE TEMPORALE

Fare giochi ed attività anche differenti (pur mantenendo chiaro l’obiettivo di conoscenza del gruppo), ma senza prolungarsi oltre il tempo necessario a diventare un animatore di fiducia e simpatia per i ragazzi, a creare un’armonia del gruppo, a far conoscere tra di loro i singoli soggetti. 

SITUAZIONE COMPORTAMENTALE

Pazienza: appena conosciuti i ragazzi, un animatore non può permettersi di urlare, sgridare e rischiare di perdersi subito la simpatia di qualche bambino.Dolcezza: appena conosciuti i ragazzi giunti in un posto nuovo, senza genitori e senza magari conoscere nessuno…l’animatore deve mostrare tutta la sua dolcezza per rendere l’accoglienza un momento piacevole anche per i bambini più sensibili.Carisma: appena conosciuti i ragazzi dobbiamo saperli conquistare fin dalle prime parole e dai primi gesti riuscendo a trasmettere loro fiducia e serenità per ottenere il giusto equilibrio tra entusiasmo, euforia, rispetto dei coetanei, dell’adulto e delle regole.

NOTA BENE

Pur tenendo presente che facciamo una valutazione del gioco di conoscenza riferendoci ad un animatore con un gruppo di minori, non dobbiamo dimenticare che le stesse regole e la stessa importanza potrebbe essere fatta per una valutazione del gioco di conoscenza anche per un gruppo di adulti.




SCHEDA TECNICA: L’impianto audio e video

Uno dei grandi “scogli” per l’animatore e le animatrici è quello di saper utilizzare in modo corretto il “famigerato” impianto audio.
Fischi, microfoni che non vanno, cavi che non alimentano, non si sente bene nel pieno della serata, etc…. sono tutte problematiche che possono essere evitate con un po’ di pratica e seguendo bene le fasi di montaggio e di prove prima dell’attività.
In questa mini guida vogliamo darvi le indicazioni per realizzare un evento senza problemi. Avere cura dell’impianto audio/video significa curarlo dal montaggio allo smontaggio.

MONTAGGIO:

  • Trovare uno spazio “sicuro” per la postazione
  • Mettere in sicurezza il passaggio dei cavi e “proteggere” la postazione
  • Assicurarsi che tutti gli apparecchi siano spenti e con i volumi al minimo
  • Collegare tutti gli apparecchi senza accenderli
  • Provare i volumi stando davanti alle casse e non dietro
  • Tenere il volume delle casse con i livelli giusti, facendo attenzione alle spie rosse
  • Controllare batterie microfono e di tutti gli apparecchi che vanno a pile
  • Accendere un apparecchio alla volta
  • Se senti ronzio o fischio, prova a vedere se i cavi sono inseriti bene e che non siano attorcigliati

SMONTAGGIO:

  • Abbassare i volumi delle casse e/o spegnere tutti gli apparecchi
  • Staccare la corrente
  • Togliere cavi e chiuderli bene con un filo, non usare lo scotch
  • Togliere le batterie dai microfoni
  • Mettere tutto nelle proprie confezioni
  • Non lasciare nulla incustodito

FOCUS

CONSIGLI

  1. Creare una playlist con musica sempre aggiornata
  2. Fare cartelle con musica divisa per generi
  3. Creare Playlist DISCO
  4. Creare Playlist BALLI DI GRUPPO
  5. Creare Playlist COLONNE SONORE FILM E CARTONI ANIMATI
  6. Creare Playlist SUONI ED EFFETTI SONORI
  7. Assicurarsi sempre che le canzoni non contengano un linguaggio troppo volgare
  8. Scaricare da youtube le tracce karaoke
  9. Non sforzare mai le casse, se vedi che si accende la spia rossa non andare oltre perché la puoi danneggiare
  10. Avvicina la bocca al microfono cercando di capire la distanza corretta da mantenere (se rimani troppo distante il suono risulta basso, se sei troppo vicino il suono può subire fastidiose distorsioni)



PROGETTARE l’animazione educativa

Nel mondo dell’animazione si parla sovente di pianificazione delle attività, di progetti di animazione, di fili conduttori o sfondi integratori.
Ognuno di questi termini ha un significato ben preciso ed è facile confondersi, diventa quindi importante capirne il significato per utilizzarli al meglio e integrarli uno con l’altro.
Prima di approfondire le diverse modalità di progettazione dell’animazione è importante far presente che ogni centro estivo, soggiorno, centro di aggregazione o più in generale ogni organizzazione, per realizzare un’animazione efficace dovrebbe dotarsi di un Progetto Educativo e di un Progetto Pedagogico che sono il punto di riferimento per la costruzione delle attività e del Progetto di Animazione.

Il Piano di Attività

Laura e Luca stanno pianificando le attività di animazione all’interno del loro centro, inseriscono giochi, laboratori, escursioni, ecc… all’interno di una griglia suddivisa per giorni e orari.
Quali sono i criteri che hanno utilizzato per costruire il piano? Le attività rispondono ai reali bisogni dei bambini? Con quali criteri sono distribuite nel tempo e nello spazio?
In tutte le piccole e grandi organizzazioni il piano di attività è rappresentato da una griglia riassuntiva con l’insieme delle attività che si svolgeranno di momento in momento, nei diversi giorni e diversi orari: è un’utile riferimento per i responsabili e i coordinatori, ma anche per tutta l’equipe che rapidamente può individuare l’attività di ogni gruppo e di ogni animatore.

Il Progetto di Animazione

Rappresenta la concretizzazione delle intenzioni educative, espresse nel progetto Educativo e Pedagogico, attraverso un insieme di attività.
Il Progetto di Animazione sovente si riduce ad un piano di attività o peggio ancora ad un semplice elenco di attività, in realtà è molto di più, dovrebbe contenere le riflessioni e le scelte fatte dall’equipe di animazione nel creare quello specifico programma. L’obiettivo del progetto è quello di dettagliare la scelta delle attività: come sono articolate una con l’altra, le motivazioni che hanno spinto ad inserirle in un determinato momento piuttosto che in un altro e di come è rappresentata la continuità educativa.
Normalmente tutti questi elementi non sono richiesti agli animatori che invece tendono a “fare per fare”: è necessario quindi abituarli a scrivere il progetto partendo dagli obiettivi, per poi riflettere sulle attività specifiche e rendere più efficace l’animazione proposta.

Il Progetto di Attività

Quando si deve mettere in campo un’attività specifica facciamo riferimento al Progetto di Attività, una sorta di “scheda tecnica”.
Il progetto dovrà contenere:

FOCUS

PROGETTO DI ANIMAZIONE

È costruito da ogni animatore o da un gruppo e dà vita alle sequenze di animazione. Deve rispondere ad una logica di progressione pedagogica. Trasferisce il Progetto Pedagogico in un Programma di Attività, ed è la concretizzazione delle intenzioni educative espresse nei progetti precedenti. È elaborato dagli animatori e deve sempre essere valutabile.

NON È UNA LISTA DI ATTIVITÀ E GIOCHI!!!

COSA CONTIENE?

  • a chi e’ rivolto: età, bisogni (ritmi), obiettivi
  • mezzi umani, materiali, finanziari
  • durata
  • alternative
  • preparazione
  • elementi di sicurezza
  • La descrizione di come si svolgerà l’attività
  • I mezzi a disposizione umani: animatori, esperti, etc….
  • I mezzi a disposizione materiali: spazi, attrezzature, etc…
  • Analisi pericoli fisici, materiali, sanitari (conviene effettuare prima un sopralluogo per studiare l’ambiente)
  • Il numero di partecipanti, l’età, tipolgia, etc…

A margine del progetto di Attività scritto dall’equipe è importante dare spazio al progetto di Attività dei ragazzi: un progetto realizzato interamente dai ragazzi dove i protagonisti attivi sono loro, liberi e responsabili delle loro azioni. Un esempio che calza a pennello può essere la realizzazione del “Luna Park”, si spiega l’idea ai ragazzi e gli si chiede di pensare agli stand, alla ricerca dei materiali, alle coreografie e scenografie, a come funzionerà la turnazione dei gruppi, etc… .

ATTENZIONE !!!

Strutturare un progetto di attività richiede attenzione ai dettagli, non sottovalutate i particolari e mentre lo create approfittatene per creare un “piano B” nel caso quell’attività non risulti particolarmente funzionale. Collaborate con tutta l’equipe facendovi supportare da chi ha più esperienza, saper anticipare gli elementi di criticità è un elemento essenziale per rendere l’attività efficace.

Il tema e il filo conduttore (o sfondo integratorio)

Innanzitutto è importante differenziarli: il tema è generico mentre il filo conduttore rappresenta una storia, una trama, un’avventura sviluppata sulla traccia del tema.
Ad esempio:
1)  tema: “I popoli del mondo”, filo conduttore: “due avventurieri decidono di viaggiare nei continenti per incontrare i popoli alla ricerca di un tesoro perduto”
2) tema: “gli extraterrestri”, filo conduttore: “gli animatori troveranno delle tracce nel bosco che gli permetterà di scoprire l’arrivo di un bambino extraterrestre che chiederà aiuto per tornare sul suo pianeta”
In entrambi i casi gli animatori e le animatrici costruiranno le attività tematizzandole giorno dopo giorno con il fine comune di raggiungere l’ultima tappa del filo conduttore. Definire un filo conduttore permette di contestualizzare l’attività, di renderla più coinvolgente, emotivamente ed empaticamente più attraente: permette di dare un colore particolare al progetto di animazione.

Il filo conduttore facilita i compiti degli animatori perché permette di rendere coerenti l’insieme delle attività presenti sul Piano di Attività ma rappresenta anche un notevole impegno da parte di tutto lo staff che deve allestire, strutturare e organizzare in modo coordinato le attività proposte.
Permette di orientare l’azione di tutti gli animatori e le animatrici, e allo stesso tempo di  comunicare in modo più chiaro alle famiglie le attività proposte.

ATTENZIONE !!!
  • Non banalizzate il filo conduttore riducendolo ad una sola attività ma sviluppatelo lungo tutto il periodo lasciando spazio anche ad altre esperienze di gioco strutturato e libero.
  • Portatelo avanti dall’inizio alla fine se no perdereste di credibilità nelle successive proposte di animazione….i bambini si aspettano una conclusione !!!

Il tema e il filo conduttore non si devono sostituire agli obiettivi del Progetto Pedagogico ma devono essere sviluppati e orientati dal Progetto di Animazione che li traduce in azioni pratiche.

FOCUS

I PROGETTI

PROGETTO EDUCATIVO

Tiene conto nell’ambito dell’organizzazione della vita collettiva e nella pratica delle diverse attività, dei bisogni fisiologici e psicologici dei minori. Definisce gli obiettivi dell’azione educativa dell’equipe e precisa le misure prese dall’organizzazione per poter seguire e garantire le condizioni di svolgimento e lavoro dell’equipe.
Rappresenta il “codice genetico” dell’organizzazione in rapporto all’attività specifica. Formalizzare un documento del genere permette:

  • alle famiglie di conoscere meglio gli obiettivi di quello che si vuole fare con i bambini
  • all’equipe di animazione di proporre delle attività che rispondono alle priorità dell’organizzazione e ai bisogni dei bambini
PROGETTO PEDAGOGICO

Rappresenta l’espressione operativa del Progetto Educativo.  È un documento creato dal responsabile con lo staff e traduce le attività dell’equipe in un tempo e in un contesto specifico, permettendo di dare un senso concreto  alle proposte e alle azioni quotidiane.

Rappresenta un riferimento per tutti i partecipanti all’attività, equipe e utenti, enunciando in termini chiari il modo di accogliere i bambini e i ragazzi e di organizzare i diversi momenti della giornata e del periodo di attività. Permette di dare un senso alle attività proposte e ai momenti organizzati attraverso l’individuazione degli obiettivi educativi che vengono definiti all’interno dell’equipe.

PROGETTO DI ANIMAZIONE

All’equipe il compito di concretizzare il progetto educativo attraverso le attività e l’animazione che verranno proposti ai bambini e ai ragazzi in modo differente. Le attività vengono orientate dal Progetto Pedagogico che definisce tempi e modalità organizzative. Le molteplici attività riunite sotto obiettivi comuni compongono il Progetto di animazione.

PROGETTO DI ATTIVITÀ

Realizza gli obiettivi stabiliti nel progetto educativo definendo i mezzi necessari alla messa in pratica, rappresenta l’interazione concreta, in termini di attività,  delle intenzioni educative dell’equipe.
Il PROGETTO DI ATTIVITÀ dei RAGAZZI e delle RAGAZZE è rappresentato dalle iniziative che chiediamo a loro di pensare e realizzare.




RESPONSABILTÁ: La sicurezza verso i minori nelle attività di animazione

Durante l’animazione con i bambini e i ragazzi sovente ci si concentra su cosa si sta facendo, sul coinvolgerli il più possibile, sul tenere la scena, sui giochi, sul coordinare le diverse attività,  dimenticandosi che il primo compito di un animatore davanti ai minori è quello di tutelare la loro sicurezza.

In particolare nei centri estivi, nei soggiorni di vacanza, durante gli eventi, la protezione dei minori è l’aspetto più importante: tutto il personale deve essere sempre concentrato sul garantire l’incolumità sanitaria, fisica ed educativa anticipando ed evitando i pericoli.
L’organizzazione si impegna, davanti ai tutori dei minori, ad assicurarne la sicurezza “educativa-emotiva, fisica e sanitaria” e lo fa attraverso l’equipe di animatori: nascono così degli obblighi che determinano le procedure e il modo con cui i responsabili, coordinatori e animatori agiscono e strutturano il centro o il soggiorno, le attività stesse ma anche i momenti destrutturati e di tempo libero.

In questo frangente, in caso di incidente è la responsabilità civile del centro che va ricercata per mancamenti verso queste obbligazioni, principalmente per mancanza di sorveglianza.

Quando un animatore che è responsabile, manca in uno degli aspetti, assenza di sorveglianza, mancanza di alcuni obblighi di sicurezza o di prudenza, può incorrere in una sanzione, ad esempio allontanamento o in una denuncia se il fatto è perseguibile penalmente. Quando succede un fatto, il criterio principale è sempre quello della sorveglianza da parte di tutti gli adulti presenti nel soggiorno a prescindere dai compiti e dai ruoli. La sorveglianza diventa l’elemento principale per verificare la responsabilità dell’organizzazione e dell’azione degli animatori.

Sorvegliare costantemente per garantire la sicurezza diventa l’imperativo! Si possono distinguere tre livelli di sicurezza:

SICUREZZA FISICA

In questo ambito si tutela il bambino e/o l’adolescente per proteggerlo da rischi ammissibili e rischi inammissibili individuati nell’analisi delle attività. Fanno parte della sicurezza fisica l’individuare i pericoli nella struttura all’interno (es. i balconi e finestre, mobilio, etc.), all’esterno (es. verificare che i ragazzi siano in spazi riservati senza pericoli come discese ripide, etc…), durante le uscite   (es. dare il tesserino di riconoscimento, fare attenzione ad altre persone, a automobili, etc.).

FOCUS

SORVEGLIANZA

La sorveglianza rappresenta il controllo che abbiamo sui bambini e ragazzi per evitare di esporli a rischi prevedibili perché non hanno ancora autonomia, quindi è necessario valutare nelle scelte delle attività almeno tre fattori:

  • ETA’ DEI RAGAZZI
  • SVILUPPO FISICO, INTELLETTIVO e MORALE
  • CAPACITA’ DI DISCERNIMENTO

L’obiettivo è di evitare i rischi anticipandoli, prevedendo i rimedi, comprendendo e definendo procedure, verificando l’operato. Per capire quanto deve essere alto il livello di sorveglianza è importante valutare la capacità di discernimento ovvero la capacità del minore di agire ragionevolmente, valutare la situazione e agire di conseguenza. La capacità di discernimento varia in funzione dell’età e quindi della maturità e dell’esperienza, in relazione all’attività che deve essere svolta e dello stato mentale ed emotivo.

Attenzione… l’età non è sempre un elemento discriminante. L’esempio tipico sono i rischi legati ad un gruppo di adolescenti, nonostante l’età possono esserci rischi legati al sesso, la droga, l’alcool, la violenza, etc…

SICUREZZA SANITARIA

La responsabilità finale è delegata al personale sanitario che deve decidere in quale modo va assistito il minore; in prima battuta l’assistenza dev’essere però prestata al minore da chi è presente sul posto. In questo ambito rientrano anche le allergie alimentari, le intolleranze al cibo e ai farmaci, le terapie in corso, etc.

SICUREZZA EDUCATIVA-EMOTIVA

È un aspetto molto importante che tanti sottovalutano per via della difficoltà e delle forze che vanno messe in campo nel poterla garantire. Sicurezza educativa-emotiva vuol dire garantire alle famiglie e ai minori l’attuazione dei contenuti enunciati nel progetto Educativo e Pedagogico. È fondamentale vigilare su atteggiamenti e atti di violenza, di prepotenza fisica e verbale, di bullismo, etc.

Quindi quali attività possiamo fare come animatori e animatrici?​

I pericoli nell’animazione si evitano valutando i rischi ammissibili e inammissibili, verificando prima dell’inizio le caratteristiche del luogo in rapporto alle attività da svolgere, l’età dei minori, il numero di partecipanti.

L’animatore e l’animatrice devono essere in grado di valutare tra le varie attività e nei diversi momenti della vita del soggiorno quando sono presenti rischi non ammissibili valutando di che tipo sono; i rischi ammissibili sono quelli necessari per la crescita del bambino e del ragazzo (es. i bambini giocavano a calcio e uno è caduto e si è fatto male).

Perché un rischio sia ammissibile deve avere:

  • equilibrio tra grado di rischio e vantaggi che porta
  • un’analisi fatta precedentemente sulla base della forza, delle abilità e delle capacità dei minori
  • un’analisi dello spazio fisico e dei diversi ambienti nel quale si svolge il soggiorno
  • un’attenta valutazione del materiale di utilizzo diretto da parte dei minori

I rischi non ammissibili sono pericolosi. ma non sono necessari per la crescita del minore (es. per crescere non è necessario camminare su un cornicione, arrampicarsi in cima ad un palo, lanciarsi nel vuoto o correre in mezzo ad una strada schivando le macchine, etc…)

Ad esempio l’attività fisica è di fondamentale importanza per la crescita dei ragazzi e la realizzazione delle dinamiche relazionali, quindi deve essere vista come un mezzo per realizzare le intenzioni educative esplicitate nel proprio Progetto Educativo. E’ necessario specificare nel progetto del proprio centro come vengono sviluppate le attività in relazione ai bisogni psicologici e fisiologici dei minori.

FOCUS

ATTIVITA FISICHE CHE NON PUO’ FARE L’ANIMATORE

Le attività che non hanno per finalità il gioco devono essere svolte da personale qualificato in grado di valutare in sicurezza che il livello di pratica sia conforme ai loro bisogni psicologici e fisiologici.

Il responsabile e il coordinatore coordinano e valutano insieme all’esperto le attività. L’animatore assiste per l’aspetto educativo e di supporto, per fare presenza, assicurare il controllo o mettersi a disposizione per ogni tipo di supporto logistico

Le attività fisiche dovranno essere supportate da un progetto di attività sottoposto al coordinatore e al responsabile per l’approvazione; le attività che hanno per finalità il gioco e non presentano dei rischi specifici possono quindi essere svolte dagli animatori.

Per risultare sicure che caratteristiche devono avere le attività che realizza l’animatore?

  • devono essere pensate tenendo conto dell’ambiente, dell’età, delle condizioni psicologiche e fisiche dei minori
  • non devono riguardare le attività professionali specifiche (equitazione, arrampicata, nuoto, etc.) e regolamentate (queste devono essere svolte da personale specializzato)
  • essere accessibili ad ogni componente del gruppo
  • essere ludiche, ricreative, legate alla necessità di muoversi
  • essere proposte senza obiettivi di acquisire livelli tecnici e di performance
  • non devono essere attività intensive



FORMAZIONE: La formazione dell’animatore dell’animatrice educativi

Ad oggi in Italia la figura dell’animatore e dell’animatrice educativi non è riconosciuta e per questo motivo diventa ancora più  importante costruire un modello complesso di organizzazione che garantisca la qualità dell’animazione.
Sono moltissime le persone che nelle loro attività di intrattenimento ed educative utilizzano come strumento l’animazione, e per questo motivo è necessario individuare le competenze e le caratteristiche della figura.

Ad esempio la capacità di analisi, di progettazione e di gestione delle attività di animazione è richiesta in più ambiti come centri sociali, ludoteche, spazi giovanili, associazioni, oratori, centri culturali ed interculturali, centri anziani e case di riposo, musei, biblioteche, scuole, ospedali, centri estivi, grest, soggiorni di vacanza per minori, ecc…

L’animatore e l’animatrice devono avere capacità nell’analisi degli ambienti, nell’organizzazione di eventi culturali e di intrattenimento, nelle feste di quartiere e nella strutturazione di spazi di incontro. Una delle qualità maggiori di un buon animatore educativo risiede nella sua capacità di trasformare contenuti culturali in attività ludiche e d’intrattenimento.

Gli esempi potrebbero essere tantissimi, l’orientamento scolastico è un argomento di educazione civile serio che può essere affrontato con le tecniche e le metodologie di comunicazione di un animatore educativo che studia l’argomento, lo collega con le sue tecniche e le sue competenze di carattere ludico e di spettacolo creando una performance, una lezione teatrale, un gioco interattivo o qualunque altra forma di comunicazione efficace ed accattivante oltre che chiara e ricca di contenuti.

I servizi che è in grado di sviluppare l’animatore educativo sono diversi: dal coordinamento di gruppi formali e informali, alla gestione di servizi socio-educativi, dalla programmazione economica del progetto di animazione, alla strutturazione di ambienti ludici, dai laboratori creativi, all’animazione del contesto, dall’attivazione di reti sociali, alla progettazione e attuazione di politiche sociali e animazione socio-culturale, etc…

La formazione si sviluppa su più piani:

  • Nella relazione (empatia) con se e con l’altro (essere se stessi, la coscienza, i valori, la pedagogia educativa, il sistema preventivo etc.)
  • Nelle conoscenze specifiche relative alle neuroscienze e all’animazione, all’empatia e all’animazione, all’intelligenza emotiva, alla creatività e al pensiero laterale, alla pedagogia del gioco.
  • Nelle capacità di organizzare l’animazione con tecniche specifiche: cura dell’abbigliamento, dell’oggettistica e dei gadget, utilizzo del materiale, saper fare programmare per obiettivi, la cura della scenografia, il saper adattare la musica e l’abbinare l’uso delle luci, il saper contestualizzare e tematizzare, il saper valutare le età e la cultura.

Le competenze più specifiche si sviluppano negli ambiti:

  • della pedagogica e della psicologia
  • delle neuroscienze e nella neuro-educazione
  • dell’empatia e dell’intelligenza emotiva
  • della creatività e del pensiero laterale,
  • del gioco
  • delle tecniche di animazione
  • delle dinamiche e gestione del gruppo

L’acquisizione di queste competenze e conoscenze non deve essere vista come obiettivo finale, ma come parte integrante di un processo formativo più ampio, questo perché prima di ogni conoscenza tecnica o scientifica, in particolare nell’ambito delle scienze umane e sociali è fondamentale la formazione della persona come essere umano.




FORMAZIONE: Le competenze e il ruolo degli animatori educativi

Quando una ragazza o un ragazzo vogliono iniziare a fare gli animatori la prima cosa che dicono è: ” ma io non so fare niente” oppure “ma io non ho mai fatto niente!!”. Normalmente si pensa che per fare l’animatore o l’animatrice sia necessario organizzare mille attività, saper fare tantissimi giochi, laboratori ma non è così o meglio, questi non sono gli aspetti più importanti.

Indipendentemente che si tratti di un centro estivo, di un soggiorno di vacanza, di un centro di aggregazione, di una scuola, l’obiettivo principale è quello di aiutare i singoli e poi il gruppo a crescere e a maturare piano piano, trasmettendo i valori di vita, vivendo le diverse situazioni direttamente con i propri ragazzi. Quando gli animatori sono “sé stessi”, si mettono in gioco in ogni situazione, credendo nei propri animati: “essere animatori” non fare gli animatori.

L’efficacia delle azioni non è data dalla “simpatia” che si genera dalla qualità degli stimoli e dalla tipologia di attività proposte, ma dalla capacità di essere empatici nel saper ascoltare le emozioni proprie e quelle dei ragazzi. L’animazione diventa allora un mezzo efficace per costruire canali comunicativi creativi e funzionali,  gli animatori e le animatrici che la propongono rimangono sempre il centro e il motore che rende la relazione efficace perché portatori di valori; devono essere i primi a farsi coinvolgere nell’attività rimanendo un punto di riferimento per tutti i ragazzi.

L’azione degli animatori è molto complessa e richiede di sperimentarsi mettendosi in gioco in situazioni diverse, utilizzando conoscenze e competenze particolari: nell’ambito delle neuroscienze, della psicologia, dell’empatia, dell’intelligenza emotiva, della creatività, del pensiero laterale, del gioco e, all’interno di queste e delle attività, l’animatore e l’animatrice devono essere in grado di applicare le conoscenze per utilizzarle nella costruzione delle proposte di animazione.

FOCUS

COMPITI dell’animatrice e dell’animatore educativi.

  • Garantire la sicurezza fisica e morale dei minori mettendo in pratica il progetto pedagogico rappresentando sempre un punto di riferimento per il minore
  • Adattare la risposta alle richieste dei bambini e dei ragazzi nelle diverse situazioni che si presentano
  • Partecipare con l’equipe alla costruzione e messa in pratica di un progetto d’animazione in coerenza con il progetto pedagogico dell’organizzazione e nel rispetto dei regolamenti di ogni soggiorno
  • Costruire una relazione di qualità con i minori sia individuale che collettiva e prevenire tutte le forme di discriminazione
  • Partecipare all’accoglienza, la comunicazione e lo sviluppo delle relazioni con le figure di riferimento

Per tutti i bambini e i ragazzi gli animatori sono il punto di riferimento, “testimonianza”, quindi nel suo agire deve sempre dimostrare coerenza tra le azioni e le parole, questo vuol dire educare. Non si può pensare che i ragazzi siano disponibili a mettersi in gioco e accettare le regole se gli animatori non sono i primi a rispettarle: per essere responsabili di altri prima di tutto è necessario essere responsabili di sé stessi. Come già detto precedentemente l’animazione in quest’ottica diventa il mezzo per costruire canali comunicativi creativi ed efficaci ma l’animatore rimane sempre il centro e il motore che rende la relazione efficace, è portatore di valori che mette davanti ad ogni azione e davanti a ogni progetto. Gli animatori e le animatrici educative hanno il compito di educare utilizzando l’animazione come strumento preferenziale. 

L’animatore è un adulto di riferimento, un modello da imitare per i bambini e i ragazzi che per diventare grandi hanno bisogno di:

  1. imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni
  2. essere ascoltati e rispettati da degli adulti
  3. essere valorizzati attraverso i loro interessi, capacità, bisogni e aspirazioni
  4. incontrare adulti responsabili che vivono e testimoniano i valori della vita senza imitare i comportamenti degli adolescenti

Alcuni obiettivi importanti dell’animazione dell’animatore educativo sono:

  • Adattare la proposta e/o la risposta educativa alle richieste dei ragazzi nelle diverse situazioni che si presentano
  • Partecipare con l’equipe alla costruzione e messa in pratica di un progetto d’animazione in coerenza con i progetti pedagogici delle proprie organizzazioni educative
  • Costruire relazioni di qualità con gli utenti sia individuale che collettiva e prevenire tutte le forme di discriminazione
  • Partecipare all’accoglienza, alla comunicazione e allo sviluppo delle relazioni con le figure di riferimento (genitori, insegnanti, etc…)
  • Costruire e/o rielaborare le attività e animare i diversi momenti
  • ed Elaborare attività di animazione efficaci con l’obiettivo di accompagnare i ragazzi nella realizzazione dei loro progetti di vita.

FOCUS